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Orto o varranca? PDF Stampa E-mail
Scritto da Luisa Sangregorio   
giovedì 01 luglio 2010

La lenta e incerta riqualificazione di uno spazio verde.

 

 

C’è a Corigliano, nel centro storico, uno spazio verde, pubblico, piccolo e nascosto. Quest’area è sconosciuta ai più, anche perché fino a poco tempo fa non era che un burrone pieno di immondizie di vario genere. Insomma era ciò che un coriglianese definisce “varranca”. Ora, questa ex varranca, grazie ad alcuni finanziamenti europei, sarebbe dovuta diventare, secondo il progetto, un orto civico, tra l’altro già dedicato a un illustre personaggio della storia politica coriglianese. Il condizionale è d’obbligo perché, come spesso accade, i fondi stanziati non sono stati sufficienti a portare a termine l’opera che quindi è rimasta a metà della sua metamorfosi. Così, a chi dovesse curiosare fino a sbucare in questo luogo ameno, apparirà un’area verde che di orto civico ha vialetti in pietre e mattoni, corrimano in legno e aiuole, ma fa tanto venire in mente una varranca quando lo sguardo va alla quantità di immondizia tuttora presente, oppure si sofferma sulla seconda via d’accesso, impercorribile e invasa dalle erbacce e dalla onnipresente spazzatura. L’esistenza di un’area verde non è segnalata da nessuno, delle due entrate, tanto è vero che in pochissimi ne conoscono l’esistenza; una volta giunti sul posto, però, c’è una grande targa con tanto di simboli europeo, regionale e comunale attestanti l’origine dei finanziamenti. È davvero un peccato che uno dei rarissimi spazi verdi del centro storico e di tutta la città di Corigliano rimanga abbandonato, pieno di erbacce e soprattutto di spazzatura. È lecito chiedersi perché?  

Questo luogo è ormai qualcosa di diverso da un burrone, e benché non sia ancora un orto vero e proprio, è, comunque, un’area pubblica, allora perché nessuno se ne cura? Perché non vi si effettua almeno una pulizia generale, dalla spazzatura e dalle erbacce, che con l’imminenza dell’estate potrebbero essere anche causa di incendio per le abitazioni circostanti? Perché gli abitanti di questa zona non si attivano affinché venga effettuata una sanificazione generale? Ma il peggio è che, probabilmente, nemmeno se questo luogo diventasse un orto civico, frequentabile e pulito basterebbe a far percepire il valore di un’area verde a disposizione di tutti i cittadini, grandi, ma soprattutto piccoli. Sappiamo come vanno queste cose qui da noi, lo abbiamo già visto accadere tante e tante volte nella nostra città, abbiamo davanti agli occhi innumerevoli esempi di riqualificazioni non finite o di cui nessuno mai ha percepito l’utilità. Senza cultura anche questo posto sarà sempre una varranca. È un vero peccato che qui a Corigliano, pur avendo a disposizione veramente tutto quello che la natura può offrire, rimaniamo così fuori dal tempo.

La quotidianità di città e paesi più civili del nostro è piena di persone che parlano, che scrivono, che documentano, e che godono della ricchezza che gli spazi verdi portano con sé in termini di miglioramento di qualità della vita, benessere individuale e sociale. Un rapporto rispettoso e armonioso con la natura, come dire, fa bene alla salute. C’è chi dalla natura trae ispirazione per sognare, immaginare e realizzare una favola ecologica da incassi record, come ha fatto James Cameron con il film “Avatar”. C’è, poi, chi ha teorizzato il “disturbo da deficit di natura”, una patologia che colpisce bambini e adolescenti. Si tratta dello studioso Richard Louv che ha esposto la sua teoria nel libro “L’ultimo bambino nei boschi”. Louv sostiene che ci sono almeno due componenti a far scaturire l’allontanamento dalla vita all’aperto: da una parte i timori che provengono dall’esterno e che portano genitori e bambini a preferire i videogame davanti al pc di casa propria; dall’altra la progressiva erosione degli spazi verdi dalle città: dove, quando esistono, non sono accessibili o sono aree ristette, protette, riservate. La natura, sostiene il ricercatore, non va solo protetta, va vissuta e il problema non è solo dei singoli, ma dell’intero pianeta che in un futuro potrebbe pagare il prezzo di questo disinteresse crescente. Insomma, è probabile che la sindrome da deficit di natura sia oggi una malattia che, in senso lato, affligge tutto il mondo occidentale o gran parte di esso. E, infine, un’altra prova di quanto venga presa sul serio la natura della cultura contemporanea lo dimostra il tema del prossimo Expo di Milano: “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Il progetto, tra le svariate ripercussioni, porterà alla grigia città lombarda 11 chilometri quadrati di orti, serre e verde, attraverso i quali verrà proposto un nuovo modello di alimentazione, che abbracci l’argomento dalla mancanza di cibo per alcune zone del mondo, a quello dell’educazione alimentare, fino alle tematiche legate agli ogm. Questi sono alcuni esempi della sensibilità verde che affermandosi a livello globale, ma si potrebbero citare le tante correnti di pensiero che affermano la necessità di un equilibrio più naturale e sano tra uomini e natura, si pensi al successo della new age. Insomma, a Corigliano, che sembra un arcipelago in mezzo agli ulivi, agli agrumi, alle ginestre, ai castagni, del verde non ci si cura; nella grigia capitale economica d’Italia verrà proposto un nuovo modello di vita per il futuro basato sull’armonia con la terra. Lo dicevo, non siamo connessi con la cultura contemporanea, e internet e la comunicazione e la globalizzazione ancora non riescono a scardinare e fare entrare aria nuova nella nostra anacronistica zucca. P.S. Il nome del luogo descritto è stato volutamente omesso. Forse è meglio che nessuno si accorga mai di questo orto, magari a qualcuno potrebbe venire in mente di farci un “bel parcheggio!”


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