REPORT PROGETTO WORK EXPERIENCE A FAVORE DI SOGGETTI IN MISURA PENALE PREGRESSA E ATTUALE

L’assetto attuale della Giustizia penale minorile in Italia è il risultato di un percorso articolato e complesso, intorno al quale il dibattito è ancora vivo ed acceso. Il processo penale minorile, dal 1981, diviene un percorso delicato ed importante nella vita del minore che ne entra a contatto, processo entro il quale avviare percorsi di re/interpretazione della storia di crescita e sviluppo. Tale processo è volto a limitare, per quanto possibile, gli effetti dannosi che il contatto con la giustizia può provocare e produrre risposte adeguate alla personalità del minore coinvolto, alle sue esigenze educative, con tutte le garanzie del processo ordinario.

Con l’attuale codice si attiva un sistema di giustizia penale diversificato, dove il passaggio più significativo è costituito dallo spostamento dell’attenzione al minore da oggetto di protezione e tutela a soggetto titolare di diritti.

Il testo normativo, complessivamente, promuove provvedimenti che consentano la rapida chiusura del processo; la riduzione di risposte limitative della libertà personale e più in generale la riduzione del danno che l’impatto con la giustizia può produrre sul piano educativo.

La norma indica inoltre sentieri diversificati di uscita dal circuito penale che valorizzano interventi di aiuto e sostegno attuabili attraverso l’azione diretta con il ragazzo, la sua famiglia, il suo contesto allargato di relazioni, il suo ambiente, ed attraverso l’azione indiretta a livello territoriale, mediante il coinvolgimento delle risorse presenti nel contesto.

L’intervento penale si basa, pertanto, sulla diversificazione della risposta, che si connota come adeguata alla gravità del fatto, ma soprattutto alla personalità, alle esigenze educative del minore, alla necessità di non causare interruzioni dannose al processo evolutivo e di non trasformare l’impatto con la giustizia in un’esperienza destrutturante e diseducativa.

A partire dalla Riforma dell’Ordinamento Penitenziario del 1975, in Italia è andata diffondendosi a livello legislativo una cultura del reinserimento sociale dei soggetti sottoposti a misure penali. La cultura del reinserimento sociale di queste persone si fonda su un principio della Costituzione secondo cui  le pene … omissis … devono tendere alla rieducazione del condannato”, per cui le istituzioni, ai vari livelli, hanno il dovere di attuare azioni e strategie atte a superare le difficoltà cui vanno incontro i soggetti sottoposti a misure penali.

Numerose leggi emanate nel corso degli ultimi vent’anni, dalla Legge Gozzini del 1986 alla Legge Smuraglia del 2000, hanno sottolineato la valenza rieducativa della pena, affinché la pena non si limiti solo alla custodia detentiva, attraverso l’ampliamento delle misure alternative alla detenzione, e proposto strumenti di carattere legislativo atti a favorire il reinserimento sociale e lavorativo di questi soggetti.

Elemento centrale della cultura del reinserimento sociale dei soggetti sottoposti a misure penali si fonda sull’importanza del lavoro che, oltre ad essere un fattore cardine di emancipazione ed evoluzione, è un prerequisito fondamentale per la concessione, da parte della Magistratura di Sorveglianza, delle misure alternative alla detenzione.

La tematica del lavoro, nella progettazione legata ai percorsi di inserimento sociale di ex detenuti, o di soggetti sottoposti a misure alternative, rappresenta qualcosa di diverso dallo stereotipo assistenziale – contenitivo di qualche anno fa.

E su questo scenario che le Regioni e le Amministrazioni locali, così come stabilito dalla L. 328/00 e dalla modifica del Titolo V della Costituzione, hanno assunto un ruolo di programmazione, coordinamento ed attuazione delle politiche sociali, formative e del lavoro, al fine di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena parità delle persone nella vita sociale, culturale ed economica, e conseguentemente anche dei soggetti che sono sottoposti a provvedimenti limitativi della libertà personale.

In quest’ottica, di coordinamento e sinergia operativa, la regione Calabria, d’intesa con il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria e il Centro per la Giustizia Minorile, ha inteso promuovere, attraverso l’avviso pubblico per la realizzazione delle azioni di Work – experience a favore di soggetti  in misura penale pregressa o attuale – PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE FONDO SOCIALE EUROPEO 2007 – 2013 – ASSE III Inclusione Sociale – Obiettivo operativo G.1, una strategia condivisa di interventi per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi di inclusione socio-lavorativa dei soggetti in esecuzione penale, al fine di superare ogni forma di discriminazione a cui, spesso, tali soggetti vanno incontro nell’attuale mercato di lavoro. L’aspetto innovativo è consistito nel coinvolgere in tale azione il Terzo Settore e le Aziende operanti sul territorio calabrese, realizzando un modello di inclusione sociale sostenibile ed esportabile, in cui il destinatario di tale azione, prendendo consapevolezza delle proprie competenze e attitudini lavorative, ha potuto direttamente confrontarsi con la realtà lavorativa e orientarsi in scelte future consapevoli.

Su queste linee guida, pubblicate dalla Regione Calabria, è nato il progetto dell’Associazione Mondiversi onlus “Lavoro per Tutti” rivolto  a minori sottoposti a provvedimenti penali e a misure di sicurezza non detentiva. Il progetto ha avuto l’obiettivo prioritario di favorire l’inserimento lavorativo attraverso la realizzazione di azioni di work experiences a carattere regionale finalizzate a rafforzare la cultura delle pari opportunità, nonché a prevenire e combattere ogni forma di discriminazione nei posti di lavoro.

L’intendimento del progetto, concepito in una logica di programmazione integrata, che ha visto la combinazione di azioni diverse, è stato promuovere l’inserimento occupazionale e l’integrazione sociale delle persone sottoposte a provvedimenti penali,  in contesti  lavorativi appropriati.

L’integrazione sociale tramite l’inserimento lavorativo si è configurato come un intervento all’interno di un processo globale di riabilitazione del soggetto; il lavoro rappresenta un sostegno all’identità personale, nonché stimolo allo sviluppo della persona, volto al rafforzamento delle sue capacità e in un’ottica di empowerment.

Il progetto è stato volto a superare l’assistenzialismo, valorizzando il saper fare e il saper essere dei soggetti. La persona che affronta “l’uscita” ha bisogno di riconquistare, di riguadagnare, di sottolineare, di riscrivere la mancanza della propria storia evidenziando una serie di aspetti: quelli delle competenze, socialmente orientate in senso positivo. Questo, abbiamo pensato, potesse  essere il metodo per un cambiamento di prospettiva rispetto alla finalità della pena, passando attraverso il fare e la sperimentazione di un positivo che può essere orientato rispetto al futuro. Forse questa è la logica vera di una giustizia “riparativa”, piuttosto che di una giustizia “punitiva”, cercando di passare dall’attuale unicità della fase dell’accertamento di responsabilità, all’attribuzione e promozione di responsabilità, perché il lavoro possa essere vissuto come momento di riscatto e di rilancio della propria esistenza, come momento-luogo di promozione delle proprie competenze, di costruzione/ricostruzione della propria identità personale e sociale, di identificazione delle proprie capacità.

Per la realizzazione delle  azioni di Work-experiences, che hanno avuto la durata massima di dodici mesi, sono stati attivati in data 06 luglio 2011 dei Tirocini Lavorativi.

Il tirocinio lavorativo rappresenta uno strumento di grande utilità in quanto offre l’opportunità di osservare il comportamento del beneficiario, i suoi bisogni, i suoi limiti, le sue possibilità relazionali e professionali;  fornisce un contesto di socializzazione e d’integrazione che apre nuove opportunità al consolidamento dell’autostima e dell’autoefficacia, funzioni del sé che in queste persone rischiano spesso la compromissione; offre l’opportunità di familiarizzare con il mondo del lavoro e in taluni casi di acquisire una vera e propria competenza professionale.

I ragazzi beneficiari di questi tirocini lavorativi sono stati individuati e segnalati all’Associazione Mondiversi onlus, dal Centro di Giustizia Minorile (CGM) e l’Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) di Catanzaro che hanno fornito elementi fondamentali di professionalità al processo, sia in fase iniziale, assicurando la lettura delle competenze dei ragazzi, formative e relazionali; la costruzione di strumenti di analisi delle competenze formative (titolo di studio, crediti formativi acquisiti, altro); sia intervenendo nella fase più delicata dell’abbinamento con le aziende, la “presa in carico”.

L’anamnesi sociale della persona si è rivelata di rilevante importanza, in quanto ha consentito  di approfondire le problematiche esistenziali dei tirocinanti e in parte i loro limiti e le loro  potenzialità.

I soggetti per successiva selezione sono stati in totale 10 di cui 7 di sesso maschile e 3 di sesso femminile, di età compresa tra i 16 ed i 23 anni; il livello di istruzione risultava complessivamente modesto; si tratta di alcuni minori che sono usciti precocemente dal sistema dell’istruzione,  una ha conseguito il diploma, due risultavano ancora frequentanti un istituto superiore.  Dei 10  minori interessati 9 erano residenti nel comune di Corigliano Calabro, con una percentuale particolarmente alta nel centro storico, 1 nel Comune di Rossano.

Il tirocinio lavorativo prevede la sperimentazione del soggetto sulla base delle sue specificità, delle mansioni proposte, della postazione di lavoro individuata, e si è articolato in: n. 6 ore di attività lavorativa giornaliera per 5 giorni a settimana.

L’esperienza del tirocinio aziendale, ha l’obiettivo formativo di permettere al tirocinante inserito di prendere dimestichezza con un ambiente lavorativo non protetto (l’azienda privata), favorire l’apprendimento dei compiti legati alle mansioni assegnate, il rispetto del posto e degli orari di lavoro, il rispetto delle persone con le quali il minore  si trova ad interagire.

Tale tipologia di intervento permette alla persona svantaggiata di intraprendere un percorso riabilitativo che le consenta di:

  • apprendere specifiche abilità e mansioni lavorative;
  • il raggiungimento di una integrazione lavorativa;
  • la riduzione delle possibili cause di recidiva;
  • di inserirsi in un contesto di relazioni sociali e nel contempo di scardinare la cultura del mero assistenzialismo;
  • l’acquisizione di un benessere individuale, familiare e sociale.

Per la realizzazione  delle attività previste dal progetto è stata costituita un’ équipe formata da operatori di diverse professionalità e con competenze specifiche: assistenti sociali, psicologi, educatori professionali, avvocato esperto in criminologia. Tutti gli operatori hanno preso parte ai momenti di programmazione, verifica e coordinamento delle attività. I tirocinanti sia nella fase di  inserimento che nello svolgimento del tirocinio lavorativo sono stati seguiti da un tutor d’accompagnamento, individuato dall’Associazione Mondiversi, che ha  seguito i soggetti beneficiari attraverso l’osservazione e il sostegno; ha cura i rapporti con l’azienda, con la famiglia e con i servizi di competenza; e da un tutor d’azienda, individuato dall’azienda ospitante, che si è adoperato affinché l’esperienza lavorativa si potesse trasformare in esperienza formativa.

Un ruolo centrale nel progetto, infine, degno di grande considerazione,  è stato rivestito delle aziende. Sono state  individuate e selezionate,  secondo criteri condivisi anche dagli imprenditori, aziende di diverse dimensioni del tessuto locale disposte ad assorbire i ragazzi in un percorso di inserimento lavorativo sensibile alle loro attese, ma anche alle esigenze reali delle imprese locali.

Le perplessità e i pregiudizi non sono stati pochi. Questi, nascono, da un lato, dalla paura di caricarsi di costi aggiuntivi (assicurazione, retribuzione ecc…), dall’altro dal timore di assumersi l’onere di seguire una persona in difficoltà, che rischia di rendere problematica l’attività e il contesto lavorativo.

Se è vero però che il superamento della marginalità e dell’isolamento sociale di chi sta scontando un debito con la giustizia, è un obiettivo che riguarda tutti, è altrettanto vero che su tali problematiche le imprese possono giocare un ruolo di primaria importanza. Esse, infatti, possono offrire opportunità reali a persone che si trovano in una situazione di svantaggio e di difficoltà.

Le esperienze pregresse condotte nel nostro Paese dimostrano come l’inserimento lavorativo dei soggetti sottoposti a misure penali, rappresenti uno strumento efficace di reinserimento sociale ed un importante strumento di lotta contro la reiterazione dei reati da parte degli stessi soggetti (recidività).

Investire in iniziative di inserimento lavorativo di soggetti sottoposti a misura penale significa promuovere concretamente una risposta al problema della criminalità e, allo stesso tempo, perseguire obiettivi di sicurezza sociale.

Le Imprese e gli Imprenditori sono tra gli attori cardine di questa sfida. Un impegno attivo all’interno di iniziative per il reinserimento socio-lavorativo di soggetti sottoposti a misura penale è un modo per concretizzare il principio della “Responsabilità sociale” dell’impresa.

Solo attraverso la loro sensibilità e il loro riconoscersi importanti promotori del cambiamento sociale che l’intera società potrà sviluppare una cultura capace di coniugare senza riserve il bisogno di sicurezza sociale con la solidarietà.

Il progetto denominato “Lavoro per tutti” è stato finanziato alla Associazione Mondiversi onlus; ha avuto come destinatari a 10 minori, di cui 7 maschi e 3 femmine individuati e selezionati dal CGM (Centro di Giustizia Minorile) di Catanzaro.

Nelle seguenti tabelle vengono riportate: la fascia d’età dei tirocinanti, il livello d’istruzione, il luogo di residenza.

Età dei tirocinanti:

report W-E

Le aziende coinvolte nel progetto sono complessivamente 11.

report W.E

Nella prima fase le aziende coinvolte erano 9 ed in ogni azienda è stato inserito un tirocinante; tra le aziende ospitanti solo una ha dato la disponibilità all’inserimento di due tirocinanti.

Nel corso del progetto, si è provveduto alla sostituzione di due aziende in seguito ad un disadattamento per i tirocinanti alle mansioni lavorative nelle aziende in cui erano stati precedentemente inseriti.

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