REPORT PROGETTO WORK EXPERIENCE PER DISABILI PSICHICI

Il tema della salute mentale, da sempre argomento “spinoso” nell’ambito delle politiche di salute pubblica, continua a costituire oggetto di attenzione prioritaria nella programmazione di piani d’azione volti a promuovere e operare interventi e servizi nell’ottica del miglioramento della qualità della vita dell’individuo, considerata come il principale esito e obiettivo auspicabile dei servizi di salute mentale. E’ viva, infatti, l’esigenza di una puntualizzazione strategica che serva a rilanciare la cultura dei servizi e le pratiche di intervento in un’area sempre più cruciale per il benessere della  popolazione. Proprio in questo  contesto  si  inserisce  la problematica  legata all’inserimento lavorativo. L’inserimento lavorativo dei disabili psichici rappresenta, nel quadro della più generale problematica occupazionale del nostro paese, un aspetto di particolare complessità e interesse. Il disabile psichico paga infatti lo scotto di essere, non solo portatore di un handicap, ma portatore di un handicap meno definibile, meno circoscrivibile all’interno di rigidi criteri, rispetto all’handicap fisico.

La figura del “malato di mente” è stata a lungo vissuta – diversamente da quel che accadeva per il disabile fisico – come una minaccia alla quiete pubblica ed all’ordine costituito tale da comportare il ricovero coatto in istituti di segregazione. La legislazione volta a superare questo scoglio di diffidenza ed emarginazione si è affermata lentamente e in maniera frammentaria e, ad oggi, mostra imperdonabili lacune. Si pensi alla legge n. 68/99, cardine della disciplina sul collocamento mirato dei disabili.

Più nello specifico, la legge n. 68/99 costituisce lo strumento tecnico per l’inserimento lavorativo dei soggetti affetti da disturbi psichici al fine di favorire il processo di recupero terapeutico e di inclusione sociale. Essa introduce il concetto di integrazione lavorativa delle persone disabili affette da minoranze fisiche, psichiche, sensoriali e/o portatori di handicap intellettivo.

La normativa promuove e sostiene l’inserimento individualizzato nel mondo del lavoro delle persone con disabilità in base ad un’analisi delle capacità lavorative del singolo soggetto, delle caratteristiche del posto di lavoro, incoraggiando un’attivazione di azioni positive di sostegno e prevedendo quindi la rimozione dei problemi ambientali e relazionali, che rendono difficile l’inserimento della persona con disabilità nell’attività lavorativa. In Calabria il Piano Regionale degli interventi e dei servizi sociali 2007-2009, adottato nello spirito della legge regionale n. 23/2003 “realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali nella Regione Calabria”, si propone, quale mission, quella di una nuova politica sociale da realizzare attraverso “un nuovo sistema sociale non più solamente economico-assistenziale, ma che rappresenti una fucina di opportunità per lo sviluppo autonomo di ogni elemento della società e dei più deboli in particolare.”. In tale sistema i disabili rappresentano i prioritari fruitori dei servizi sociali.

Il “Programma Operativo Regionale” della Regione Calabria, cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il Fondo Sociale Europeo per il periodo 2007 – 2013 (POR FSE), nonché dallo Stato italiano e dalla Regione  prevede, tra l’altro, azioni volte allo sviluppo “dell’inserimento lavorativo delle categorie in condizioni di svantaggio occupazionale e di marginalità sociale, rafforzando la cultura delle pari opportunità per prevenire e combattere ogni forma di discriminazione nella società e nei posti di lavoro.

Il progetto “Lavoramente” proposto e implementato dall’Associazione Mondiversi Onlus, è nato con la finalità di sostenere attività dirette all’avviamento di soggetti con disabilità psichiche e che presentano particolari difficoltà d’inserimento/reinserimento nel mercato del lavoro attraverso la realizzazione di azioni di work-experience a carattere regionale che hanno mirato a rafforzare la cultura delle pari opportunità nonché a prevenire e combattere ogni forma di discriminazione nei posti di lavoro

La possibilità di interagire in un contesto lavorativo consente, difatti, di prevenire gli stati di inattività e di emarginazione. Esigenza fondamentale è il miglioramento della qualità della vita del disabile mentale e della sua famiglia.

Il miglioramento delle condizioni di vita del disabile non è legato esclusivamente al raggiungimento delle sicurezza economica o al soddisfacimento dei suoi bisogni di cura, bensì alla qualità delle relazioni sociali, al senso di appartenenza alla famiglia, al gruppo sociale e alla comunità locale. E il lavoro ha una forte valenza al fine di una reale integrazione sociale. L’integrazione sociale tramite l’inserimento lavorativo si configura come un intervento all’interno di un processo globale di riabilitazione del soggetto; il lavoro rappresenta un sostegno all’identità personale, nonché stimolo allo sviluppo della persona.

Il progetto ha inteso, inoltre,  garantire alla persona svantaggiata un percorso riabilitativo che ha consentito loro il raggiungimento di obiettivi di autonomia personale e professionale.

Per la realizzazione delle azioni di Work-experience, che hanno avuto la durata massima di dodici mesi non rinnovabili,  sono stati istituiti:

  • tirocini lavorativi: volti a sperimentare i soggetti con particolare attenzione a rilevare l’esistenza dei prerequisiti basilari all’assunzione del ruolo di “lavoratore”: rispetto degli orari, capacità di recarsi regolarmente al lavoro, conoscenza dei ruoli nei luoghi di lavoro, rispetto delle regole imposte dal contesto lavorativo, capacità relazionali.  Il tirocinio lavorativo ha previsto la sperimentazione del soggetto sulla base delle sue specificità, delle mansioni proposte, della postazione di lavoro individuata, e si è articolato in: n. 5 ore di attività lavorativa giornaliera per 5 giorni a settimana. Il lavoro, infatti:
  • garantisce una struttura della giornata e ordine nella vita quotidiana, limitando il senso di noia;
  • offre nuove modalità di relazioni e interazioni sociali con i colleghi e crea un senso di comunità.
  • Laboratorio protetto di informatica: è stato allestito e realizzato presso il CSM di Trebisacce  e si è articolato in n. 6 ore di attività, suddivise in due pomeriggi settimanali.

L’impegno in un’attività sociale è basilare per il senso di identità sociale e personale del soggetto e per il suo senso di autostima: tale attività offre benefici non solo all’individuo, ma all’intero gruppo.

La dimensione del lavoro nel progetto riabilitativo rappresenta un processo di restituzione di soggettività e di recupero di contrattualità.

La riabilitazione è un insieme di “strategie abilitanti” deputate alla riapertura di canali relazionali, alla ridefinizione del tempo, degli spazi, dell’uso della quotidianità. Essa si occupa, sostanzialmente, della reintegrazione del paziente nella società, aiutandolo a riguadagnare ruoli e diritti perduti, puntando al conseguimento del massimo grado di autonomia possibile, quindi della massima qualità di vita auspicabile. Ciò si potrà realizzare mediante il potenziamento delle risorse e delle abilità sociali residue, la riacquisizione di quelle perse, l’acquisizione di nuove (se possibile), lavorando anche sull’ambiente.

Il lavoro, in ogni caso, oltre ad avere una valenza come strumento di produzione di benessere e sicurezza, se ben strutturato può avere funzioni di tipo educativo-riabilitativo:

La possibilità di interagire, di produrre, di responsabilizzarsi (iniziando anche solo a rispettare gli orari di lavoro) stimolando l’uscita dalla logica assistenziale, sono gli elementi chiave in ogni tipo di progetto risocializzante o riabilitativo e possono essere sperimentati proprio nell’ambito lavorativo.

E’ chiaro che tutte queste funzioni devono essere riferite e pensate col soggetto del progetto su cui si lavora e con l’ambiente in cui si va creando il nuovo ruolo professionale del soggetto inserito.

Il tirocinio lavorativo, quindi, serve a creare spazio alla formazione, a creare vantaggio reale per il singolo nella prospettiva di una riduzione del disagio, a creare integrazione sociale.

Un valido percorso riabilitativo dovrebbe produrre la “guarigione sociale” del paziente, portandolo a reinserirsi completamente, dignitosamente e con successo nell’ambiente socio-lavorativo, anche in assenza di risoluzione della patologia.

Una moderna riabilitazione si caratterizza da un lato per l’intervento sempre più precoce, specifico e personalizzato, finalizzato al potenziamento delle competenze individuali (secondo un’accezione estesa che va dall’intrapersonale all’interpersonale, al cognitivo, ecc.), insieme alla promozione dei processi di recovery e di empowerment; dall’altro per lo sviluppo del lavoro di rete, mirando all’attivazione e protezione delle reti sociali naturali, del supporto tra pari, attraverso la valorizzazione delle risorse del territorio.

Da qui l’importanza :

  • della valorizzazione del ruolo attivo che i diversi soggetti coinvolti (dagli utenti ai familiari, dagli operatori dei servizi al volontariato, dalla scuola ai datori di lavoro, ecc.) possono giocare;
  • dell’utilizzo di modalità di approccio e metodologie terapeutico-riabilitative coerenti, scientificamente fondate e sintoniche con la cultura, i valori e le attitudini dei soggetti coinvolti;
  • della valutazione degli esiti, all’interno dei quali deve avere il giusto rilievo il lato della soggettività di utenti e familiari, relativo alla soddisfazione per gli interventi, alla qualità percepita di vita, al consapevole riappropriarsi di percorsi di recupero e guarigione;
  • di una attitudine dei servizi alla formazione continua, al confronto e alla ricerca, che non produca dati autoreferenziali, ma anche studio dei processi attivati e degli effetti dei progetti sulla vita delle persone.;
  • recuperare l’obiettivo di lavorare con l’individuo sul suo Progetto Terapeutico Individualizzato, monitorando costantemente i processi evolutivi e intervenendo sugli impedimenti ed eventuali ostacoli sociali e culturali che si possono incontrare.

La riabilitazione funziona se inserita in una rete coerente di strutture e servizi nell’ambito della psichiatria di comunità e quindi risente della qualità e delle carenze della rete psichiatrica complessiva. Perciò dovrebbero esistere, per ogni area territoriale, una gamma di centri e strutture con ben definite e differenti funzioni che possa fornire un insieme diversificato di opportunità.

Descrizione dei destinatari per la realizzazione delle azioni di Work-Experience per disabili psichici

Nel progetto progetto “Lavoramene” Work-Experience per disabili psichici, avviato in data 22 luglio 2011,  i destinatari coinvolti sono stati individuati dal CSM (Centro di Salute Mentale) di Trebisacce, e  in totale erano 15, di cui 9 maschi e 6 femmine.

La maggior parte dei tirocinanti aveva un’età compresa fra i 29 e 49 anni. Il livello d’istruzione era medio-alto.

Otto su quindici erano residenti a Trebisacce, mentre gli altri erano residenti nelle zone limitrofe, di cui tre a Villapiana, uno ad Amendolara, uno a Roseto Capo Spulico, uno a Montegiordano ed uno a Rocca Imperiale.

Per quanto riguarda la patologia, dai dati ottenuti, risulta, che la maggior parte di essi soffre di psicosi cronica (7), quattro di schizofrenia residuale, due di depressione maggiore, uno presenta una schizofrenia paranoica- cronica e un altro un disturbo bipolare di tipo 2.

Nelle seguenti tabelle vengono riportate: la fascia d’età dei tirocinanti, il livello d’istruzione, il luogo di residenza, e la  patologia psichica dei destinatari del progetto.

Età dei tirocinanti:

report work experience

Per i tirocinanti, affetti da disabilità psichica, la possibilità di inserirsi in un contesto lavorativo è risultato fondamentale, poiché il lavoro è il primo fattore di l’inclusione sociale.

È, infatti, importante ristabilire le condizioni di equilibrio e di benessere psichico, al di là delle terapie sanitarie. E la possibilità di interagire in un contesto lavorativo, consente di prevenire gli stati di inattività e di emarginazione e migliora le capacità sociali e comunicative.

Il progetto ha voluto, pertanto, anche promuovere e sviluppare i rapporti tra il mondo del lavoro ed il mondo delle disabilità, improntandoli su un atteggiamento di disponibilità e di ascolto.

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